La città della gioia

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“Daddah, devi avere molta fretta.”
“Perché dici così?”
“Perché hai un orologio.”

La città della gioia è un libro ambientato in India, a Calcutta e più precisamente nello slum denominato Anand Nagar che si traduce appunto come “La città della gioia”.
L’autore Dominique Lapierre, che ha vissuto questa esperienza in prima persona nella bidonville di Calcutta e ha condiviso e poi narrato le esperienze di vita dei personaggi da lui descritti, spiega il perché di questo nome insolito per uno slum con le seguenti parole:
“In questo inferno ho trovato più eroismo, più amore, più solidarietà, più gioia che in molte metropoli del nostro ricco occidente. Ho incontrato gente che non ha niente e tuttavia possiede tutto. In tanta bruttura, nel fango e nella sporcizia ho scoperto più bellezza e speranza che nei nostri paradisi”.
I protagonisti principali del racconto sono il missionario francese Paul Lambert, che ha scelto di abbandonare le comodita della sua vita da Occidentale e di trasferirsi tra i piu poveri dei poveri nello slum di Calcutta; Hasari Pal, un contandino indiano che, a causa di un disastro naturale che ha interamente devastato il suo raccolto, e’ stato costretto ad emigrare nella megalopoli Indiana alla ricerca di un lavoro che gli permettesse di sfamare la sua famiglia, e infine un medico di Miami, Marc Leob, che decide di aderire alla richiesta di personale medico esposta da Paul Lambert e di trasferirsi quindi per un anno in India alla ricerca di nuovi stimoli.
Non mi soffermerò piu di tanto sulla trama in sé, perché ciò che più sorprende sono le condizioni in cui la gente dello slum vive e come a queste reagisce.
Infatti, ci troviamo di fronte a persone che non possiedono praticamente nulla se non qualche straccio e qualche utensile, che vivono in delle baracche prive di servizi igienici, di acqua potabile e dormono e mangiano e vivono su un pavimento di terra circondati da mosche e insetti. Ma che, nonostante il degrado, non smette di ringraziare Dio e di trovare il bello, la gioia e la felicità nelle cose più piccole del quotidiano; cose che nel mondo di oggi diamo così per scontate senza renderci minimamente conto della fortuna che invece abbiamo.
Questo è un libro che mi ha commosso nell’animo, durante alcuni passaggi ho dovuto interrompere la lettura e piangere perché gli occhi erano cosi appannati da impedirmi di proseguire oltre.
Ma questo mi ha fatto ancora più apprezzare la bellezza delle parole che leggevo, mi ha dato l’opportunita di fermarmi proprio a riflettere sulle parole che leggevo e sulle emozioni che queste suscitavano in me e mi ha fatto così scoprire un mondo diverso, mi ha fatto guardare le cose da un altro punto di vista facendomi apprezzare appieno la bellezza della vita e delle piccole meraviglie che essa ogni giorno ci regala.
Vi consiglio proprio di leggerlo, di arrivare fino in fondo affinché questo popolo indiano, questa gente derelitta, dia speranza al vostro cuore mostrandovi di quanta bellezza l’uomo e la vita sono capaci anche quando proprio sembra che non ce ne sia più.
Buona lettura, amici!
M.
🍁
~Tutto ciò che non viene donato, va perduto~
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