Lolita

IMG_4381.jpg

Eccomi finalmente a recensire Lolita, capolavoro del grande Vladimir Nabokov.

Questo è stato per me il mio primo suo libro, e devo dire che mi ha davvero sorpresa.
Il libro narra la vicenda di un uomo, Humbert Humbert, e il suo amore per le ninfette, che altro non sono che bambine sulla soglia dell’adolescenza tra i 9 e i 14 anni. Humbert sceglie di sposare la madre di una di queste per stare vicino alla figlia, appunto Lolita.
Humber Humbert è un uomo colto, lo si capisce dalle innumerevoli citazioni letterarie all’interno della narrazione stessa, dai numerosi francesismi e in genere dalla cultura che il personaggio stesso trasuda; cerca infatti di giustificarsi affermando che anche personaggi come Dante e Petrarca infondo si innamorano di Beatrice e Laura, le quali avevano rispettivamente nove e dodici anni.
Un evento in particolare ha segnato l’esistenza del protagonista, ossia la morte di Annabel, il suo amore giovanile, ed è come se Humbert volesse sempre ricercare la perfezione di questo amore perduto, nelle ragazzine della stessa età di Annabel al tempo in cui si sono amati.
Una volta incontrata Lolita, di cui diventerà patrigno e amante, capisce che essa sarà suo amore più grande, la sua musa ispiratrice che lo renderà geloso e per cui farà qualsiasi cosa pur di accontentarla e di ricevere in cambio un pò di amore.
Ma Lolita è solo una bambina che invece vorrebbe partecipare alle cose di cui si interessano anche le altre ragazzine della sua età, ma che si ritrova invece attanagliata in questa relazione che la soffoca, che molte volte la spinge alle lacrime e da cui vorrebbe liberarsi, ma nonostante ciò non c’è mai traccia di odio per la figura di questo patrigno/amante.
Il libro, nonostante la difficoltà del tema, non scade mai nella volgarità, e qui sta la grandezza di Nabokov.
Ha questa capacità narrativa che ci porta dritta al cuore del protagonista, viviamo con lui i suoi drammi e le sue preoccupazioni e i suoi dolori, entriamo nella psicologia e nei pensieri da una porta secondaria che ci affaccia sull’umanità di Humbert e sulla depravazione dello stesso e incredibilmente ci troviamo ad avere pena per lui, a capire quanto è difficile vivere in una condizione del genere.
Ho apprezzato molto il fatto che non è un libro che alla fine ti porta a giustificare il protagonista, o a stare dalla sua parte, è piuttosto un libro che mostra la sofferenza, la debolezza, la sconsolo di vivere con delle emozioni che sono eticamente ‘sbagliate’ e che mai potranno essere accettate dalla società; ma allo stesso tempo sono le uniche emozioni e l’unica forma di amore che il povero Humbert riesce a provare e concepire rendendolo quindi un uomo profondamente solo e che si autoaccusa della sua perversione.
L’epilogo del libro, a mio avviso, fatto di gesti estremi, non è che la liberazione e lo sfogo di chi sa che tanto la sua vita non avrà mai né pace né felicità.
M.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s