La ragazza di Bube

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Libro letto in meno di 48h, e questo già la dice lunga.
Mi ha completamente catturata, commossa e mi ha dato moltissimi spunti di riflessione.
La storia narra di una ragazza, Mara, nel pieno dell’adolescenza che si innamora e fidanza con un ragazzo partigiano, Bube, che commette un delitto per cui verrà accusato e condannato a 14 anni di galera. Ma lei, nonostante la giovinezza e tutto ciò che comporta, le resterà fedele fino alla fine.
Tratto da una storia vera, è stato anche ispirazione del film omonimo di Comencini con Claudia Cardinale e George Chakiris.
La delicatezza, la semplicità e la genuinità dei sentimenti espressi e raccontati è la cosa che più mi ha impressionato.
Mara, all’inizio della vicenda, è una ragazza di paese frivola, i cui interessi sono quelli di un’adolescente che desidera un paio di scarpe con il tacco per far invidia alle compagne.
Ma la vita la porterà a conoscere l’amore e la sofferenza, sentimenti che la segneranno e la faranno crescere e maturare.
L’ambientazione è anch’essa meravigliosa, infatti ci troviamo tra le colline Toscane, tra Colle val d’Elsa e Volterra, e poi Firenze, nel periodo della Resistenza partigiana e nel post dopo guerra dove le speranze dei Comunisti erano alte e i valori erano qualcosa per cui valeva ancora la pena battersi.
È un libro che mostra la povertà, sia economica, ma anche di figure guida, di quel tempo, spesso accompagnata dall’abbandono e dalla solitudine di questi ragazzi che molto spesso avevano perduto genitori, fratelli, amici durante la guerra e la guerriglia.
Costoro, rimasti così senza una guida, erano facile preda di amicizie sbagliate che si servivano di questi ragazzi innocenti, e pronti a tutto pur di affermarsi, per raggiungere i loro scopi.
È un libro che insegna l’amore e la devozione, come oggi forse non esiste più, o almeno è molto difficile trovare.
È un libro che fa riflettere su quali siano le cose importanti nella vita, e quanto pesano le scelte che ogni giorni ci si presentano.
È un libro che ci presenta il sacrificio sotto una nuova forma, quella dell’amore.
M.

La città della gioia

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“Daddah, devi avere molta fretta.”
“Perché dici così?”
“Perché hai un orologio.”

“La città della gioia” è un libro ambientato in India, a Calcutta e più precisamente nello slum denominato Anand Nagar che si traduce appunto come “La città della gioia”.

L’autore Dominique Lapierre, che ha vissuto questa esperienza in prima persona nella bidonville di Calcutta e ha condiviso e poi narrato le esperienze di vita dei personaggi da lui descritti, spiega il perché di questo nome insolito per uno slum con le seguenti parole:

“In questo inferno ho trovato più eroismo, più amore, più solidarietà, più gioia che in molte metropoli del nostro ricco occidente. Ho incontrato gente che non ha niente e tuttavia possiede tutto. In tanta bruttura, nel fango e nella sporcizia ho scoperto più bellezza e speranza che nei nostri paradisi”.

I protagonisti principali del racconto sono il missionario francese Paul Lambert, che ha scelto di abbandonare le comodità della sua vita da Occidentale e di trasferirsi tra i più poveri dei poveri nello slum di Calcutta; Hasari Pal, un contadino indiano che, a causa di un disastro naturale che ha interamente devastato il suo raccolto, è stato costretto ad emigrare nella megalopoli Indiana alla ricerca di un lavoro che gli permettesse di sfamare la sua famiglia, e infine un medico di Miami, Marc Leob, che decide di aderire alla richiesta di personale medico esposta da Paul Lambert e di trasferirsi quindi per un anno in India alla ricerca di nuovi stimoli.

Non mi soffermerò più di tanto sulla trama in sé, perché ciò che più sorprende sono le condizioni in cui la gente dello slum vive e come a queste reagisce.

Infatti, ci troviamo di fronte a persone che non possiedono praticamente nulla se non qualche straccio e qualche utensile, che vivono in baracche prive di servizi igienici e di acqua potabile, dormendo e mangiando su un pavimento di terra circondati da mosche e insetti. Ma che, nonostante il degrado, non smette di ringraziare Dio e di trovare il bello, la gioia e la felicità nelle cose più piccole del quotidiano; cose che nel mondo di oggi si danno così per scontate che non ci si rende minimamente conto della fortuna che invece si ha.

È un libro che commuove nell’animo, che da l’opportunità di fermarsi a riflettere sulle parole che si leggono e sulle emozioni che queste suscitano in noi facendoci guardare le cose da un altro punto di vista e concedendoci così il lusso di scoprire un mondo diverso, dove la bellezza della vita e delle piccole meraviglie che essa ogni giorno ci regala vengono appieno apprezzate e custodite.

Vi consiglio proprio di leggerlo, di arrivare fino in fondo affinché lo spirito e la forza d’animo di questo derelitto popolo indiano dia speranza al vostro cuore, mostrandovi la bellezza della vita anche quando sembra proprio che non ce ne sia più.

Buona lettura, amici!
M.
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